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Il Digital Signage e lo shopping chirurgico

Surgical shoppers, ovvero gli acquirenti chirurgici. È così che Jose Avalos, General Manager nel settore Digital Signage di Intel, definisce su Digital Signage Today quella tipologia di acquirente che sa esattamente quello che vuole: entra in un negozio sapendo già cosa vuole comprare, lo compra e esce.
Gli acquirenti chirurgici sono i continuo aumento, come dimostra la ricerca di ShopperTrak, società di ricerca di Chicago, secondo la quale, chi si reca in un centro commerciale visita in media tre negozi, due in meno rispetto ai cinque visitati prima della recessione. Secondo Avalos, questo cambiamento è dovuto solo in parte alla crisi economica. Le ragioni di questo cambiamento sono da ricercare anche nella sempre maggiore diffusione dello shopping on line e alle applicazioni da smartphone. Molto spesso, infatti, ci si informa in precedenza sul prodotto da comprare. Si cerca il prodotto on line, si individua dove trovarlo al prezzo più conveniente. Quindi il tour virtuale on line sostituisce quello reale tra negozi per cercare l’offerta migliore. Senza contare le offerte veicolate attraverso i social network o il sistema d’acquisto tramite coupon.
Come possono i rivenditori adeguarsi a questo cambiamento? Avalos afferma che bisogna individuare soluzioni che permettano di sfruttare al meglio il poco tempo che l’acquirente passa all’interno del negozio e, considerando che alla base di questo cambiamento c’è la ricerca di prodotti on line, non c’è da sorprendersi se la soluzione sta nel portare l’esperienza on line all’interno del negozio. L’obiettivo è quello di rendere il più facile possibile l’acquisto al cliente, in modo che al marchio venga associata un’esperienza di acquisto positiva. In questo i sistemi di Digital Signage e di “brand experience”, rappresentano la soluzione ideale, anche perché permettono di monitorare flussi e tipologia di clienti, fornendo così informazioni importanti per riorganizzare al meglio il lavoro e le proprie strategie..

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Editoria: il futuro fra I-Pad, smartphone e altri Tablet

Non è più considerata un’eresia dare un prezzo ai contenuti del cyberspazio. A dirlo è Vittorio Colao, numero uno mondiale di Vodafone, assieme ad altri quattro top manager delle telecomunicazioni mondiali (Telefónica, China Mobile, At&t e América Móvil). Dal palco del Mobile World Congress di Barcellona, asseriscono coralmente che aveva torto chi diceva che nessuno sarebbe stato disposto a pagare i contenuti, e che il mondo delle apps sta dimostrando il contrario.

Le grandi telco mondiali stanno cercando nuovi business per sfruttare la potenzialità economica dell’esplosione del traffico dati e della banda larga mobile. Tale incremento è dovuto al successo contagioso degli smartphone, e l’attenzione è tutta puntata sulla possibilità di monetizzazione dei contenuti. L’industria della telefonia si appresta anche ad ingaggiare una delle battaglie più difficili e più impopolari: condividere gli investimenti nelle infrastrutture di rete con Google o Facebook, responsabili da un lato dell’affollamento di banda, e dall’altro della positiva generazione di traffico che fa da traino a tutti gli operatori del settore. “Niente più pasti gratis per chi fa uso massiccio dei nostri network senza contribuire al loro sviluppo”, ha dichiarato Colao, mentre il presidente di China Mobile ha sostenuto di “non stancarsi mai di chiedere piattaforme più interoperabili”. Alla fine però si ringrazia Android (quindi Google) per la sua capacità di essere traino per l’industria.

Si parla anche di libro elettronico . Numerosa la presenza di editori che guardano al digitale con grande interesse e di esperti internazionali, provenienti da paesi, come gli Stati Uniti, dove il mercato del libro digitale è già realtà.

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